Il film muto scritto e diretto dal regista francese Michel Hazanavicius ed interpretato da Jean Dujardin (Palma d’Oro per la migliore interpretazione maschile) e dalla deliziosa Berenice Bejo, si sta guadagnando il titolo di film-evento dell’anno, proprio nell’epoca dell’alta definizione, della computer grafica e del 3D.

Accolto con entusiasmo della critica al Festival di Cannes del 2011, è considerato tra i grandi favoriti per la prossima edizione degli Oscar. “The Artist” non nasce come rilettura postmoderna dei film del passato, ma ripropone con un rispetto quasi filologico i codici e le convenzioni delle pellicole girate ai tempi del muto, incluso il formato in 4:3 e i cartelli con le didascalie che integrano le sequenze di dialogo.

Questo ambizioso progetto, omaggio al cinema di grandi maestri come Fritz Lang, Ernst Lubitsh o Marnau è girato interamente in bianco  e nero e narra le vicende di un attore degli anni ’20 scalzato dall’evento del sonoro ed ostacolato nell’amore dal suo stesso irrazionale orgoglio. Si tratta di una storia romantica raccontata solo attraverso la magia delle immagini e resa pura proprio dall’assenza di dialoghi. La fusione di sguardi e gesti sono immersi in un bianco e nero che muta d’intensità a seconda dello stato delle cose: il lucido contrasto dei momenti felici e il confuso ingrigirsi dei momenti più cupi. Michel Hazanavicius mette inscena un melodramma che alterna sequenze di grande comicità con momenti di grande pathos, riuscendo a raccontare al contempo la fine di un mondo e l’impatto traumatico della modernità.

Il tema della parola opposta al silenzio diventa il leit-motive dell’intera narrazione, ad eccezione dell’unica sequenza sonora, ma comunque non parlata, che risulta il frutto degli incubi del protagonista terrorizzato dall’avvento del nuovo modo di fare cinema, al quale egli non riesce ad integrarsi, paura che riuscirà a superare soltanto nel finale  grazie al ritmo trascinante di uno scatenato tip-tap.

Girato con gli stilemi del muto, ma con la consapevolezza storico-tecnica del sonoro, questo film si propone come lo sfizioso, quanto scontato e un po’ ruffiano recupero di qualcosa di lontano ed affascinante.

Meritevole di attenzione è, infine, l’interpretazione dello strepitoso cane dell’attore il quale, in più di un’occasione, arriva a rubare la scena agli altri personaggi.