Escif, così si fa chiamare uno degli street artist più inconsueti e rilevanti del panorama mondiale. Le opere del writer valenciano presentano un tipo d’arte metaforica e simbolica. A primo impatto i suoi disegni possono sembrare naif e molto semplici, ma se li osserviamo più  attentamente  riusciamo scorgere la critica dell’artista contro la società contemporanea e la comunicazione di massa. Le sue figure sono filiformi e stilizzate, personaggi scarni ed atmosferici, composti da pochi colori essenziali. Uno stile onirico e metafisico, che ricorda i quadri di Magritte, nel quale prendono vita universi fantastici e misteriosi, basati su contenuti apparentemente indecifrabili ed enigmatici. Come un continuo gioco tra ironia e poesia le creazioni di Escif mirano a tradurre in immagine l’insanabile divario che separa la realtà dalla rappresentazione. In certe occasioni la sua arte passa dalla critica verso la società consumista, alla riflessione interiore dell’artista stesso, in quanto sostiene che tutto abbia inizio dal capire se stessi.

 

“I see graffiti as a necessary symptom of life in contemporary cities. A painted wall represents a way of using the city that is not thought about socially (though it becomes more so every day). It seems very interesting to me that people that live in a city do not settle for using it according to imposed rules; they invent new ways of utilizing it”.

 

“The wall is a strong symbol inside the street art movement. It has been used as a big support for almost all the interventions. But not many people had thought about it this way. With some of my paintings I try to reflect on the walls.”

 

“I try to focus my work around concepts, not just shapes. I try to found my style like the consequences of my own ideas.
I understand the painting as an exercise of reflection that can be shared with people.
I´m not looking for decorative paintings, I try to wake up viewers’ minds.”