“La fotografia è la mia sola lingua. Io non faccio semplicemente delle foto. Io mi esprimo attraverso le foto”.

Sebbene André Kertész non sia molto conosciuto al grande pubblico è probabilmente il più influente, il più geniale, il più estroverso e fantasioso dei fotografi mai esistiti. André nasce a Budapest nel 1894. Laureatosi in Economia e Commercio, l’approccio alla fotografia di Kertesz nasce in maniera del tutto casuale: ancora adolescente trova in un cassetto una rivista di fotografia, se ne innamora e decide che lui diventerà un grande fotografo. E così fu. Nel 1913, all’età di diciannove anni, compra la sua prima macchina fotografica, una Laica. La sua genialità esplose nel 1925.

Kertész ha passato tutta la sua vita alla ricerca dell’accettazione del consenso da parte della critica e del pubblico. Tuttavia i suoi lavori, la maggior parte delle volte, furono poco apprezzati. La sua arte non si è mai avvicinata ad alcun soggetto politico ed è rimasta legata ai lati più semplici della vita quotidiana, con toni molto intimi e lirici. Soltanto gli ultimi anni della sua vita e i successivi alla morte segnano un rinnovato interesse verso degli scatti che riescono ad essere senza tempo.

Famosa è la serie conosciuta col nome “Distorsioni”, compiuta nel 1933. Il fotografo ungherese, dopo aver acquistato uno specchio deformante da un circo e nel suo studio, realizzò una serie di fotografie di due modelle, Hajinskaya Verackhatz e Nadia Kasine.Questo progetto applica un surrealismo che nasce da una ricerca sulle possibili alterazioni delle forme corporee.

L’elemento che comunque accomuna tutte le sue opere è la capacità di cogliere sempre il dettaglio dell’immagine, senza pretese e sempre con estrema naturalezza.