Ci fu un momento nella storia dell’arte in cui il pubblico, superando la situazione di mero aspettatore, passò ad essere un uditore. Un istante in cui il museo passò ad essere un teatro, aprendo le sue porte al suono ed alla voce dell’artista e togliendo in questo molo il primato alla pittura. Da questo momento di passaggio prende spunto la mostra d’arte “Volumen!”, la prima esposizione nel quale il Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA) ha organizzato in collaborazione con la Fondazione “La Caixa”, in seguito alla fusione delle loro collezioni. Questa esposizione vuol puntare i riflettori sull’udito, anziché sulla visione, come senso prevalente all’ora di leggere un’opera d’arte. Se le origini di questa dimensione acustica dell’arte sono da cercare all’interno della poesia fonetica dadaista e in alcuni esperimenti posteriori alla Seconda Guerra Mondiale, l’esplosione di questa tendenza arriva negli anni ottanta e novanta. Da quest’epoca provengono opere come Shit in your hat-Head on a chair, una videoinstallazione di Bruce Nauman, la quale richiama all’uso della tortura delle dittature latinoamericane, o Waste Land, il bambolotto di un ventriloquo, incapace di parlare, collocato in una piccola sala dall’aspetto ipnotico, creato dall’artista spagnolo Juan Muñoz. Questi sono solo due esempi di quella che è la mostra, la quale propone una innovativa interpretazione del passaggio dal XX al XXI secolo in termini di cambio del paradigma materiale e sensoriale dell’arte.